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          Energia rinnovabile

Il processo di conversione delle biomasse in energia elettrica, infatti, comporta una grossa perdita di rendimento e questo è uno dei motivi per cui si preferisce utilizzarle per creare calore. Per l'energia termica, infatti, si fa riferimento a piccoli impianti, che necessitano di una minore quantità di biomasse, come per esempio le caldaie da trenta Chilowatt (Kw), sufficienti per riscaldare un appartamento.
A questo si aggiunge che le biomasse su piccola scala sono competitive anche sul mercato, poiché si raffrontano al prezzo del gasolio fiscalizzato per uso domestico.
"Diverso il discorso - aggiunge Pari - per l'energia elettrica, dove ogni impianto produce almeno 10/12 Mw e quindi sono necessarie 10.000 tonnellate di legno annuo, con tutto ciò che questo comporta: il costo del trasporto e il costo stesso delle biomasse, che in Italia supera quello dei paesi del Nord-est europeo, che svendono le loro foreste pur di avere un ritorno economico".
Non solo. Su larga scala questa fonte rinnovabile non è competitiva anche perché ha a che fare con un prezzo defiscalizzato del gasolio e non è conveniente nemmeno per gli agricoltori "perché - dice Andrea Costantini Scala, consigliere per le biomasse del ministro dell'Agricoltura Gianni Alemanno - il prezzo che l'industria è disposta a pagare agli agricoltori è troppo basso, e non ci sono sostegni alle produzioni".
"Si potrebbe trovare un'alternativa - aggiunge Andrea Masullo, responsabile del settore Energia e risorse del Wwf - nella costruzione di piccole centrali, pianificate sul territorio e vicine all'utenza finale". Questo permetterebbe anche di attivare sistemi di cogenerazione, in grado, cioè, di produrre insieme energia elettrica e calore (vedi Modus vivendi n.34), "ma - aggiunge Masullo - il sistema energetico italiano non si presta a questa soluzione perché costruito sul petrolio e, quindi, fortemente centralizzato e basato su grandi centrali".