Energia rinnovabile
La filiera ligneo-cellulosica: colture dedicate da biomassa e residui
"Fatta eccezione per la Svezia, sia a livello europeo che in campo nazionale, le colture da
biomassa - continua Pari - non hanno trovato un impiego industriale, anzi rimangono tuttora
in una fase di ricerca". A esse appartengono le colture arboree, ovvero piante che, tagliate
ogni due/tre anni, producono 10-20 tonnellate di sostanza secca ettaro/anno; le colture erbacee
poliennali, che vengono piantate una sola volta e sono preferite alle prime per il risparmio
energetico che ne deriva dalla coltivazione e dall'aratura. Con l'aratura si disperde, infatti,
il 50 per cento di energia. Infine, le colture erbacee annuali.
Della filiera ligneo-cellulosica fanno parte anche i residui delle potature arboree
(i sottoprodotti) e delle lavorazioni agro-industriali (gli scarti). I primi vengono usati
per essere interrati, e quindi per aumentare la sostanza organica del terreno, o per essere
bruciati, anche se questo comporta, al contrario, una perdita di sostanza organica, un elevato
costo per l'agricoltore e un notevole impatto ambientale. Questo è il destino delle paglie dei
cereali, degli stocchi di mais, delle ramaglie da potature o da esbosco.
Per gli scarti, come le vinacce esauste, i noccioli, oppure la segatura e le cortecce, esiste
già un piccolo mercato, come quello del nocciolino di Viterbo, "anche se - spiega Giacobbe Braccio,
responsabile del settore per l'Enea - per produrre cinque Megawatt (Mw) di energia sono necessarie
almeno 40.000 tonnellate annue di scarti".
