Energia rinnovabile
Anzi, l'uso energetico delle biomasse vegetali è considerato uno dei sistemi più
efficienti per ridurre le emissioni di gas serra, poiché la stessa quantità di
biossido di carbonio fornita durante la combustione viene riassorbita durante il
processo di crescita della biomassa stessa, mediante fotosintesi. Non solo, il suo
sfruttamento energetico può comportare notevoli ricadute a livello economico, ambientale
e occupazionale perché garantisce la valorizzazione dei residui agricoli, nuove
opportunità di sviluppo per zone marginali (con la riduzione di surplus agricoli,
sostituendo le colture tradizionali con colture energetiche), l'autonomia energetica
locale di aziende agricole o di industrie per la lavorazione del legno. È parere
diffuso che la migliore finalità delle biomasse non sia, però, la conversione in
energia elettrica ma la trasformazione in energia termica, ovvero in calore, oppure
la produzione di biocombustibili solidi come per esempio il pellets.
Ma andiamo con ordine. Per biomasse si intendono le sostanze organiche derivanti,
direttamente o indirettamente, dalla fotosintesi clorofilliana. "Si dividono - spiega
Luigi Pari, ricercatore dell'Istituto sperimentale di meccanizzazione agraria (Isma) -
in tre filiere: quella ligneo-cellulosica, di cui fanno parte le colture dedicate da
biomassa e i residui, la filiera delle colture dedicate da biocombustibili che si
suddivide in colture oleaginose, come colza e girasole, e le colture zuccherine, come
la canna da zucchero. Infine il biogas, che si ottiene dalla fermentazione dei residui
di origine animale o delle sostanze organiche, presenti nelle tonnellate di immondizia
ammassate all'interno delle discariche".
